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Il nostro sodalizio U.V.A., Unione Veri Amici si è formato nell’anno 1970, con lo scopo di promuovere un’attività culturale aperta a tutti i residenti di Ravosa e di dare un supporto alla parrocchia di San Martino.
Con il proliferare nella Regione d’iniziative tese ad esaltare il territorio sotto l’aspetto geografico naturale, storico, ambientale con le peculiari tradizioni si è ritenuto opportuno allinearsi con le altre realtà costituendosi in Pro Loco.
Infatti, il 13 dicembre del 2004, presso uno studio notarile è stato steso e sottofirmato dai soci, componenti il direttivo, l’atto costitutivo dell’Associazione con la precisa denominazione “Associazione Pro Loco U.V.A. Ravosa”, sotto l’egida del Comitato Regione Friuli Venezia Giulia U.N.P.L.I. (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia).
In questa nuova veste la nostra Associazione ha assunto l’opera fattiva di organizzare tutte quelle iniziative atte a tutelare e valorizzare le bellezze naturali, nonché il patrimonio storico – artistico e ambientale a promuovere attività culturali e sportive anche in collaborazione con gli istituti scolastici e le Amministrazioni competenti.
Sotto quest’aspetto corre l’opportunità per la nostra Pro Loco di svolgere un’ampia apertura di partecipazione, non solo ai locali, ma pure a tutto il territorio provinciale, regionale, nazionale e pure estero, tutelando il senso dell’informazione turistica con un consistente programma formato dalle seguenti tematiche:

ENOGASTRONOMIA LOCALE:
esposizione e degustazione di vini, prodotti di norcineria e caseari e diverse varietà di miele, il tutto è intitolato con l’ormai famoso motto, “A Ravose, salàm, fomàdi, vin e mil puartin l’omp in cil”. A Ravosa, salame, formaggio, vino e miele portano l’uomo in cielo.

CULTURA:
due viaggi l’anno, di più giorni, con il preciso scopo di visitare località paesaggistiche, storiche e ambientali;
lirica, complessi di cori e piccoli concerti.

SPORT:
gara di pesca alla trota;
gara d’orienteering, campionati regionali studenteschi e campionati federali;
autoraduni quattro x quattro;
gincane motociclistiche;
marce non competitive.

ESCURSIONISMO:
una volta l’anno salita in montagna;
disponibilità di condurre comitive lungo i sentieri tematici tracciati dalla Pro Loco U.V.A. di Ravosa.

CONCORSI E MOSTRE:
concorso di disegno riservato a tutti gli studenti delle scuole medie di Povoletto;
concorso fotografico relativo all’ambiente di Ravosa.

FOLCLORE:
spettacoli di danzerini in costume friulano, carnico e resiano.

AGGREGAZIONE SOCIALE:
appuntamento per cinque ricorrenze l’anno, in occasione dei festeggiamenti per la Madonna Immacolata, San Sebastiano, degustazione miele con formaggi stagionati, degustazione primo miele, aziende aperte;
gare di briscola;
convegni venatori;
piccoli spettacoli circensi;

DEVOLUZIONE DI CONTRIBUTI:
per le esigenze della chiesa parrocchiale;
per le missioni.

 

 RAVOSA

Cenno storico

IERI
L’etimologia della parola Ravosa, gli storici ritengono che derivi dal latino “ripa”, da qui, riva, forse in riferimento agli argini del torrente Malina. Alcuni reperti di cotto, vasellame, tegole, d’epoca romana fanno pensare che il territorio era conosciuto già in tempi antichi. Si ritiene che la parte terriera a sinistra della strada provinciale che porta ad Attimis, subito fuori dell’abitato, sia stata adibita a cava d’argilla, per dar vita ad una fornace, infatti, a giustificare ciò esiste il toponimo “cjasal fornasate” che s’identifica in un gruppo di caseggiati.

Si ritiene che la parte vecchia, non fosse l’attuale centro del paese, bensì una borgata fortificata chiamata “corte vecchia” (in friulano Curviere) con una chiesetta intitolata a Santa Maria di Cortevecchia, tale insediamento, sito sulla strada che porta ad Attimis, avrebbe dovuto avere la funzione di dogana tra le giurisdizioni territoriali dei conti Attemes, Savorgnan e Parttstagno.

Ravosa ebbe un po’ di vita, nella seconda parte del medioevo, con una popolazione povera, dedita ai lavori dei campi e dei boschi, soggetta alle angherie dei signorotti feudatari. Le case erano poco più di capanne, comunque esistevano su un crocevia di strade che congiungevano i territori dei Signori di Savorgnano, Attimis, Partistagno, Zucco e Cuccanea, con infiltrazioni del Soffumbergo e dei Conti di Tricesimo.

Il 6 marzo 1597, le ville di Ravosa e Magredis, hanno ottenuto di avere un proprio cappellano senza pregiudiziare il quartese al Pievano di Nimis. Per il sostentamento hanno assegnato al Rev.do P. Zuanne Bunetto di Mediuzza (primo curato residente) formaggio 25,8, vino conzi n. 8, ducati n. 12 oltre la casa, et Bajarzo con dei campi.

Come si legge nel “privilegio” del 21 dicembre 1608, Ravosa assieme alle 30 ville adiacenti, godeva in comunione i beni comunali, cioè il diritto di pascolare e tagliar legna in tutto il territorio della Pieve di Nimis.

Solo a cavallo tra il rinascimento ed il diciottesimo secolo si ebbe uno sviluppo urbanistico, s’insediò la famiglia dei marchesi Mangilli con ville di pregio a Marsure di Sotto e Savorgnano, mentre a Marsure di Sopra (Ravosa) nel 1698 i nobili Alpruni di Borgovalsugana, edificarono una residenza, sullo stile veneziano dell’entroterra, con un oratorio dedicato a Santa Eurosia. Poi tutto il complesso divenne di proprietà della famiglia Lampertico che effettuò opere di ristrutturazione nella villa. Nel 1880 vi subentrarono i marchesi Mangilli.

Dpo trent’anni di sacrifici compiuti dalla popolazione di Ravosa, venne terminata la chiesa posta sotto il titolo di San Martino; iniziata nel 1800 e consacrata il 18 agosto 1895 dal vescovo d’Eudossiale p. Antonio Antivari.

Il 14 ottobre 1922 con l’inaugurazione delle nuove campane (le precedenti furono bottino di guerra), avvenne il passaggio da Vicaria a Parrocchia.

(Tutti i frammenti sopra riportati sono stati copiati da storie di Povoletto e del suo territorio)

 

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